Le stime Istat sul commercio al dettaglio di gennaio 2026 indicano un segnale positivo con un aumento delle vendite del +0,6% in valore e +0,4% in volume rispetto a dicembre, e del +2,3% in valore su base annua. La crescita è trainata soprattutto dai beni alimentari (+1,1% in valore) e dalla grande distribuzione (+4,1%), mentre i non alimentari (+0,2%) e le piccole superfici (+0,2% in valore, ma stimato -1,2% in volume) arrancano, evidenziando disparità che penalizzano il commercio di vicinato.
Confesercenti prevede per l’intero 2026 vendite al dettaglio sostanzialmente stabili (+0,2% in volume), con una flessione dello 0,5% per le piccole superfici dopo anni di perdite cumulative oltre l’11%. Fattori come inflazione persistente, erosione del potere d’acquisto e rischi internazionali (tensioni energetiche) potrebbero frenare il trend, rendendo urgente il sostegno alle imprese di prossimità.
Questi dati, coerenti con le proiezioni Confcommercio di un Pil al +0,9% per il 2026 grazie a consumi in ripresa, offrono spunti per Confcommercio nel promuovere politiche mirate a ridurre burocrazia e tasse, favorendo una crescita inclusiva per tutto il terziario.