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Gioiellieri: la voglia di continuare c’è, ma…

810 operatori raccontano a Federpreziosi le proprie preoccupazioni. Un’indagine che va oltre i reati e misura il peso dell’insicurezza sulla vita quotidiana delle imprese. Dalla collaborazione con le Forze dell’Ordine al confronto con le istituzioni, i tasselli di un percorso ancora da costruire.

Ci sono costi che un’impresa conosce perfettamente. Quelli dell’energia, del personale, delle assicurazioni, dei sistemi di protezione. E poi ce n’è uno più difficilmente quantificabile, in quanto non compare in alcuna voce di bilancio: il costo di lavorare con la preoccupazione che possa “accadere qualcosa”. È forse questa la chiave di lettura più significativa dei risultati dell’indagine sulla percezione della sicurezza condotta da Federpreziosi Confcommercio tra il 23 settembre e il 5 ottobre 2026 attraverso 810 questionari compilati dagli operatori orafi. Non è soltanto una fotografia dei rischi ai quali sono esposte le gioiellerie. È il racconto di come quei rischi, reali o temuti, stiano modificando il rapporto con il proprio lavoro.

A rispondere sono stati soprattutto imprenditori di lunga esperienza: il 93,7% opera nel settore da oltre vent’anni. Persone che conoscono le proprie città, i quartieri, la clientela. Eppure, il 61,9% dichiara di sentirsi poco o per nulla sicuro e il 63,4% ritiene che nell’ultimo anno la situazione sia peggiorata. Non è la preoccupazione di chi non conosce il mestiere. È quella di chi lo conosce fin troppo bene.

La rapina rimane il reato più temuto, indicato dal 57% degli intervistati. Seguono il furto con destrezza (43%), la spaccata (35,9%) e il furto con effrazione (33,3%). Ma un dato, più di altri, invita a riflettere: per il 62% il momento di maggiore vulnerabilità coincide con la chiusura serale. Un gesto ordinario, abbassare la serranda e tornare a casa, diventa così uno dei momenti più delicati della giornata. Ed è difficile considerarlo normale.

D’altra parte, il 77,8% teme di essere coinvolto in un episodio criminoso nel prossimo anno. Una preoccupazione che, per oltre otto intervistati su dieci, finisce per condizionare la serenità con cui si affronta quotidianamente il lavoro.

Non si tratta soltanto di percezioni. Il 38,1% dei partecipanti dichiara di aver subito una rapina negli ultimi cinque anni e il 30,4% un furto con destrezza. Episodi che spesso si consumano in pochissimi minuti, ma le cui conseguenze possono durare molto più a lungo. Nel 40% dei casi vengono segnalate ripercussioni psicologiche. Il danno economico può essere quantificato. Recuperare la tranquillità è un’altra questione.

E non si può certamente affermare che gli operatori siano rimasti a guardare. Oltre il 90% dispone di sistemi di allarme e videosorveglianza, il 66,7% ha sottoscritto una copertura assicurativa contro furto e rapina. Proteggersi, però, costa. E costa sempre di più. Oltre la metà degli intervistati segnala aumenti significativi di premi e franchigie. Non sorprende, quindi, che il 94,2% consideri necessarie o opportune agevolazioni per rendere economicamente più sostenibili le coperture assicurative. Un dato che merita attenzione. L’assicurazione rappresenta un presidio fondamentale nella gestione del rischio, ma non può trasformarsi in un onere sempre più difficile da sostenere proprio per le imprese maggiormente esposte.

Emerge con altrettanta chiarezza la richiesta di maggiore presenza delle Forze dell’Ordine, di un controllo più efficace del territorio e, soprattutto, di collegamenti diretti e rapidi attraverso i quali condividere segnalazioni e informazioni utili alla prevenzione. Non sono richieste generiche. Il 40,7% degli intervistati ha già segnalato situazioni sospette negli ultimi dodici mesi. È il segnale di una categoria disponibile a collaborare, che non chiede soltanto protezione, ma vuole contribuire attivamente a costruirla.

Un mosaico ancora da completare.

È in questo contesto che assume particolare significato il rinnovo, lo scorso 17 giugno, del Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Interno e Federpreziosi Confcommercio. Un passo importante, certamente non risolutivo. Un tassello di un mosaico ancora largamente da comporre, ma tra i più significativi, perché consolida un rapporto di collaborazione con le Forze dell’Ordine che mette al centro il confronto, la condivisione delle informazioni e, soprattutto, la prevenzione.

Sarebbe però un errore considerare questo risultato un punto di arrivo. I tasselli mancanti sono ancora molti e non riguardano soltanto il controllo del territorio. Riguardano la sostenibilità dei costi della protezione, le coperture assicurative, gli strumenti a disposizione delle imprese e la possibilità di lavorare senza che la preoccupazione diventi una presenza costante.

È su questi temi che il confronto deve ora allargarsi alle istituzioni e alle forze politiche. Un percorso che ha trovato un’importante occasione di interlocuzione nell’incontro del 15 ottobre al Senato della Repubblica, dove Federpreziosi ha portato all’attenzione dei rappresentanti istituzionali le dinamiche del dettaglio orafo e le difficoltà che ne condizionano l’attività quotidiana.

L’indagine rappresenta, in questo senso, molto più di una raccolta di percentuali. È uno strumento di ascolto e di rappresentanza, attraverso il quale le preoccupazioni dei singoli operatori diventano patrimonio comune e possono tradursi in proposte concrete.

Perché la sicurezza non può essere affidata soltanto alla capacità del singolo imprenditore di proteggersi. Deve diventare una responsabilità condivisa, sostenuta da interventi e scelte conseguenti.

La voglia di continuare, nonostante tutto.

C’è infine un risultato che sembra andare controcorrente rispetto all’intera indagine. Alla domanda se, nelle attuali condizioni di sicurezza, sceglierebbero nuovamente di aprire una gioielleria, soltanto il 9,3% risponde negativamente. È forse il dato più incoraggiante. Non perché ridimensioni le preoccupazioni emerse, ma perché racconta quanto sia ancora forte il legame con un mestiere che, per molti, rappresenta una storia familiare, un patrimonio di competenze e un rapporto costruito nel tempo con la propria comunità.

Gli operatori non stanno dicendo di voler rinunciare. Stanno chiedendo di essere messi nelle condizioni di continuare. Ed è proprio qui che la questione della sicurezza assume una dimensione che va oltre il singolo esercizio commerciale. Perché una gioielleria che perde serenità è un’impresa che lavora in condizioni più difficili. E una gioielleria che dovesse rinunciare ad aprire la propria serranda sarebbe una perdita anche per la strada, il quartiere, la città.

Gli 810 questionari ci restituiscono, in definitiva, due messaggi inscindibili: una preoccupazione sempre più diffusa e una determinazione a continuare che resta forte. Il compito di Federpreziosi è dare voce a entrambe. Quello delle istituzioni è contribuire a creare le condizioni affinché quella determinazione non venga meno.

Perché la voglia di continuare c’è. Ma non possiamo permetterci di considerarla scontata.

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